Implantologia avanzata: perché nei casi complessi non esiste una tecnica migliore in assoluto

Blocco Chirurgico - Tommaso Grandi Dental Clinic

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Quando si parla di implantologia avanzata, soprattutto nei casi di grave riassorbimento osseo, è facile imbattersi in nomi di tecniche diverse: All-on-4, All-on-6, impianti zigomatici, impianti pterigoidei, tecniche graftless, rigenerazione ossea.

Ma qual è la tecnica migliore?

La risposta, nei casi realmente complessi, è che non esiste una tecnica migliore in assoluto.

Esiste la soluzione più indicata per quella specifica persona, in quel determinato momento, sulla base dell’anatomia, della quantità e qualità dell’osso disponibile, delle condizioni generali di salute e dell’obiettivo riabilitativo.

Ed è proprio qui che cambia il significato di implantologia nei casi complessi: il punto non è applicare sempre la stessa procedura, ma essere in grado di valutare più possibilità e scegliere quella più appropriata.

Quando un caso implantologico viene considerato complesso?

La mancanza di osso è certamente uno degli elementi più conosciuti, ma non è l’unico.

Un caso può diventare complesso in presenza di:

  • importante riassorbimento dell’osso mascellare o mandibolare;
  • precedenti implantologici falliti;
  • protesi mobili utilizzate da molti anni;
  • denti gravemente compromessi da estrarre;
  • ridotta qualità dell’osso residuo;
  • vicinanza a strutture anatomiche delicate;
  • alterazioni importanti della conformazione del mascellare;
  • necessità di riabilitare un’intera arcata;
  • esigenze funzionali ed estetiche particolarmente complesse.

Per questo parlare genericamente di impianti con poco osso può essere riduttivo.

Due pazienti ai quali è stato detto di avere “poco osso” potrebbero avere situazioni completamente differenti e richiedere strategie terapeutiche altrettanto diverse.

Poco osso non significa necessariamente impossibilità di mettere gli impianti

Uno degli errori più frequenti è considerare solamente la quantità di osso disponibile.

In realtà, nella pianificazione implantologica vengono valutati numerosi parametri: localizzazione dell’osso residuo, densità, inclinazione, anatomia del mascellare, rapporto con seni mascellari, cavità nasali e altre strutture anatomiche.

Anche il modo in cui l’osso è distribuito può essere determinante.

Per questo una diagnosi di importante atrofia ossea non equivale automaticamente all’impossibilità di eseguire una riabilitazione implantare.

Significa, piuttosto, che il caso deve essere studiato con strumenti diagnostici adeguati e da un professionista che abbia esperienza nelle diverse possibilità offerte dall’implantologia avanzata.

Il ruolo della TAC nella pianificazione implantologica

Nei casi complessi, la TAC Cone Beam – comunemente indicata come CBCT – rappresenta uno degli strumenti diagnostici fondamentali.

Permette di ottenere una ricostruzione tridimensionale delle strutture anatomiche e di valutare con maggiore precisione:

  • quantità e distribuzione dell’osso;
  • morfologia del mascellare;
  • posizione dei seni mascellari;
  • cavità nasali;
  • decorso di nervi e altre strutture anatomiche;
  • eventuali impianti già presenti.

La TAC non serve quindi semplicemente a verificare se “c’è abbastanza osso”.

Serve a capire dove si trova l’osso utilizzabile e quale strategia chirurgica può essere presa in considerazione.

La diagnosi viene prima della tecnica.

All-on-4 e All-on-6: cosa significano realmente?

All-on-4 e All-on-6 sono termini utilizzati per indicare riabilitazioni complete dell’arcata supportate rispettivamente da quattro o sei impianti.

Sono protocolli estremamente conosciuti, ma non rappresentano una risposta universale.

La scelta del numero, della posizione e dell’inclinazione degli impianti deve infatti dipendere dall’anatomia del paziente e dal progetto protesico.

In alcuni casi quattro impianti possono essere sufficienti.

In altri può essere opportuno utilizzarne sei.

In altri ancora, l’osso residuo potrebbe non permettere l’utilizzo di una configurazione implantare tradizionale.

Il rischio nasce quando il nome della tecnica viene considerato più importante della diagnosi.

Un piano implantologico dovrebbe partire dalla situazione clinica del paziente e non dalla necessità di adattare ogni paziente a un protocollo prestabilito.

Impianti zigomatici nei casi di grave atrofia del mascellare

Gli impianti zigomatici rappresentano una delle soluzioni utilizzate nell’implantologia avanzata per alcuni pazienti con una grave perdita di osso nella parte superiore della bocca.

A differenza degli impianti convenzionali, sfruttano come ancoraggio l’osso zigomatico.

Possono essere presi in considerazione in situazioni selezionate in cui l’osso mascellare residuo non permette una riabilitazione convenzionale o quando si desidera valutare un’alternativa a procedure rigenerative più estese.

Si tratta però di una chirurgia altamente specialistica.

L’indicazione deve essere stabilita dopo uno studio accurato dell’anatomia e del progetto riabilitativo complessivo.

Avere poco osso, da solo, non significa automaticamente avere bisogno di impianti zigomatici.

Impianti pterigoidei: utilizzare l’osso disponibile nelle zone posteriori

Un’altra possibilità dell’implantologia avanzata è rappresentata dagli impianti pterigoidei.

Vengono posizionati nelle regioni posteriori del mascellare e consentono, in determinati casi, di utilizzare aree anatomiche caratterizzate da una maggiore disponibilità ossea.

Possono contribuire a ottenere un supporto implantare posteriore anche quando il mascellare presenta un importante riassorbimento.

Anche in questo caso non si tratta di una soluzione da applicare sistematicamente.

Zigomatici, pterigoidei, impianti convenzionali o altre configurazioni possono essere utilizzati singolarmente oppure, in casi selezionati, combinati tra loro.

È la diagnosi a stabilire quale configurazione abbia senso.

Cosa significa implantologia graftless?

Con il termine graftless si identificano differenti strategie implantologiche che cercano, quando le condizioni cliniche lo permettono, di sfruttare l’osso residuo disponibile evitando o riducendo la necessità di grandi innesti ossei.

Questo approccio può comprendere diverse tipologie di impianto e differenti tecniche chirurgiche.

Il concetto centrale è semplice: invece di ricostruire necessariamente l’osso dove è stato perso, in alcuni casi è possibile progettare la riabilitazione sfruttando altre zone anatomiche ancora disponibili.

Non significa che gli innesti ossei siano sbagliati.

Significa che oggi, nell’ambito dell’implantologia per casi complessi, possono esistere più possibilità.

La scelta dipende ancora una volta dalla situazione anatomica, dagli obiettivi del trattamento e dalle condizioni del paziente.

Carico immediato: quando è possibile avere denti fissi in tempi rapidi?

Un altro concetto frequentemente associato all’implantologia avanzata è quello del carico immediato.

In determinate condizioni è possibile applicare una protesi provvisoria fissa sugli impianti nelle ore o nei giorni successivi all’intervento.

Tuttavia il carico immediato non può essere promesso indistintamente a tutti i pazienti.

Per poterlo effettuare devono essere presenti condizioni cliniche e biomeccaniche adeguate, tra cui una sufficiente stabilità degli impianti e una corretta distribuzione delle forze.

La possibilità di effettuare un carico immediato deve quindi essere verificata durante la pianificazione e confermata sulla base delle condizioni riscontrate clinicamente.

Anche in questo caso, il protocollo viene dopo la diagnosi.

Perché nei casi complessi conta poter scegliere tra più tecniche

In un caso semplice possono esistere poche variabili.

In un caso complesso, invece, disporre di una sola soluzione può diventare un limite.

Un professionista che si occupa abitualmente di implantologia avanzata deve conoscere e saper valutare differenti possibilità: implantologia convenzionale, impianti inclinati, configurazioni All-on-4 o All-on-6, impianti zigomatici, pterigoidei, tecniche graftless e, quando indicate, procedure rigenerative.

Il valore non sta nel proporre la tecnica più sofisticata.

Sta nel non essere costretti a utilizzare sempre la stessa tecnica.

Più strumenti diagnostici e terapeutici sono disponibili, maggiore è la possibilità di costruire un piano realmente personalizzato.

L’esperienza del professionista nei casi di implantologia complessa

Nei casi di grave atrofia ossea, esperienza e pianificazione assumono un’importanza ancora maggiore.

Il Dott. Tommaso Grandi si occupa da anni di implantologia avanzata e riabilitazioni implantari complesse, con particolare attenzione alle situazioni di importante riassorbimento osseo e alle tecniche che permettono di sfruttare le strutture anatomiche disponibili.

L’esperienza su un elevato numero di casi consente soprattutto di affrontare un elemento fondamentale della diagnosi: capire non soltanto quale tecnica può essere eseguita, ma quale sia realmente indicata per quello specifico paziente.

Per questo una seconda valutazione specialistica può essere particolarmente utile quando è già stata formulata una diagnosi complessa o quando è stato detto al paziente di non avere osso sufficiente per inserire impianti.

Anche la struttura chirurgica fa parte del trattamento

L’esperienza del chirurgo è fondamentale, ma nei casi complessi non è l’unico elemento da considerare.

Anche l’ambiente nel quale viene eseguito l’intervento, l’organizzazione dell’équipe, la diagnostica, i protocolli di sterilità e la gestione del paziente prima e dopo l’intervento fanno parte del percorso di cura.

Alla Tommaso Grandi Dental Clinic di Modena, gli interventi implantologici complessi vengono gestiti all’interno di una struttura dedicata alla chirurgia implantare, con sale operatorie e un’équipe organizzata per seguire le diverse fasi del trattamento.

Questo consente di integrare diagnosi, chirurgia, protesi e controlli all’interno dello stesso percorso clinico.

Implantologia avanzata a Modena: la tecnica viene dopo la diagnosi

Quando un paziente arriva con una grave perdita di osso o con una situazione implantologica complessa, la domanda iniziale non dovrebbe essere:

“Quale tecnica dobbiamo utilizzare?”

La domanda corretta è:

“Qual è la soluzione più adatta a questa situazione?”

Solo dopo una visita specialistica, l’analisi della TAC e una valutazione completa dell’anatomia e delle esigenze del paziente è possibile stabilire se siano indicati impianti convenzionali, All-on-4, All-on-6, impianti zigomatici, pterigoidei, tecniche graftless, procedure rigenerative o una combinazione di più approcci.

È questo il principio alla base dell’implantologia avanzata: non adattare il paziente alla tecnica, ma scegliere la tecnica sulla base del paziente.

Hai ricevuto una diagnosi complessa o ti è stato detto che hai poco osso?

Una diagnosi di grave riassorbimento osseo non significa necessariamente che non esistano altre possibilità.

Richiedi una valutazione specialistica presso la Tommaso Grandi Dental Clinic di Modena per studiare la tua situazione e capire quali soluzioni implantologiche possono essere prese in considerazione nel tuo caso.