Il tuo dentista ti ha detto che hai poco osso nella zona posteriore della mascella e che fare impianti tradizionali non è possibile senza un innesto? Oppure hai già sentito parlare di impianti pterigoidei e vuoi capire di cosa si tratta, prima di prendere qualsiasi decisione?
Sei nel posto giusto. In questa guida ti spieghiamo in modo chiaro cosa sono gli impianti pterigoidei, come funzionano, quando sono indicati e come si differenziano da altre soluzioni avanzate come gli impianti zigomatici. Senza termini tecnici inutili.
Cosa sono gli impianti dentali pterigoidei?
Gli impianti pterigoidei sono impianti dentali di lunghezza maggiore rispetto a quelli standard, progettati per essere ancorati alle lamine pterigoidee — una struttura ossea densa e altamente mineralizzata situata nella parte posteriore del cranio, dietro la mascella superiore.
Il nome deriva proprio da questa struttura: pterigoideo viene dal greco pteryx (ala), con riferimento alla forma delle apofisi pterigoidee dell’osso sfenoide, a cui questi impianti si ancorano.
A differenza degli impianti tradizionali — che si appoggiano all’osso mascellare alveolare, il primo a riassorbirsi dopo la perdita dei denti — gli impianti pterigoidei raggiungono un osso che rimane integro anche in caso di atrofia mascellare avanzata. Questo li rende una soluzione efficace per chi non ha osso sufficiente nella zona dei molari superiori posteriori.
In parole semplici Immagina che l’osso mascellare sia come uno strato di terreno che si è eroso nel tempo. Gli impianti pterigoidei “scavano più in profondità”, raggiungendo uno strato di roccia solida — le lamine pterigoidee — su cui appoggiarsi stabilmente.
Quando sono indicati gli impianti pterigoidei?
Gli impianti pterigoidei sono una soluzione di implantologia avanzata, indicata in situazioni specifiche. Non sono adatti a tutti i pazienti, ma in determinati casi rappresentano la scelta più efficace — e meno invasiva rispetto alle alternative.
Indicazione principale
Atrofia ossea posteriore
Quando l’osso nella zona dei molari superiori è insufficiente per inserire impianti standard e il rialzo del seno mascellare non è praticabile o desiderato dal paziente.
Indicazione secondaria
Seno mascellare pneumatizzato
Quando il seno mascellare è molto espanso e occupa gran parte dello spazio osseo disponibile, rendendo il rialzo del seno tecnicamente complesso o rischioso.
Indicazione aggiuntiva
Riabilitazioni totali
In combinazione con altri impianti (anche zigomatici) per riabilitare l’intera arcata superiore in pazienti con atrofia ossea severa, riducendo o eliminando la necessità di innesti ossei.
Chi può beneficiarne
- Pazienti con perdita di denti posteriori superiori da anni, con conseguente atrofia ossea
- Pazienti che hanno già fatto una valutazione e si sono sentiti dire “non hai abbastanza osso”
- Pazienti che vogliono evitare un intervento di rialzo del seno mascellare
- Pazienti che necessitano di una soluzione a denti fissi in tempi contenuti
Come funziona l’intervento: le fasi principali
L’inserimento di impianti pterigoidei è una procedura di implantologia avanzata che richiede esperienza chirurgica specifica e una pianificazione accurata. Ecco come si svolge, in sintesi.
1
Diagnosi e pianificazione con TAC 3D
Prima dell’intervento viene eseguita una TAC cone beam (CBCT) per analizzare con precisione la struttura ossea, il percorso dell’impianto e i rapporti con le strutture anatomiche vicine. La pianificazione digitale è fondamentale per garantire sicurezza e precisione.
2
Intervento in anestesia locale (o sedazione)
L’inserimento avviene in anestesia locale. Per i pazienti con forte ansia è possibile optare per la sedazione cosciente. L’impianto viene guidato attraverso la tuberosità mascellare fino alle lamine pterigoidee, seguendo il percorso pianificato digitalmente.
3
Carico immediato o differito
In molti casi è possibile il carico immediato: una protesi provvisoria viene applicata già nella stessa seduta o nelle ore successive. La protesi definitiva viene posizionata dopo il completamento dell’osteointegrazione, in genere entro 3-6 mesi.
4
Controlli e follow-up
Nei mesi successivi vengono programmati controlli per monitorare l’osteointegrazione e la salute dei tessuti perimplantari. Una buona igiene e i controlli periodici sono fondamentali per la longevità dell’impianto.
Impianti pterigoidei vs impianti zigomatici: quali sono le differenze?
Spesso i pazienti sentono parlare di entrambe le soluzioni e si chiedono quale sia la differenza. Sono due tecniche distinte, indicate per situazioni diverse, ma che a volte vengono usate insieme nella stessa riabilitazione.
| Impianti Pterigoidei | Impianti Zigomatici | |
|---|---|---|
| Ancoraggio | Lamine pterigoidee (osso sfenoide) | Osso zigomatico (zigomo) |
| Zona trattata | Settore posteriore mascella superiore | Settore laterale/anteriore mascella superiore |
| Lunghezza impianto | Maggiore dello standard, ma inferiore agli zigomatici | Molto lunga (30–52 mm) |
| Indicazione tipica | Atrofia ossea zona molare posteriore | Atrofia ossea severa dell’intera mascella superiore |
| Invasività | Minore | Maggiore |
| Spesso usati insieme? | Sì — in riabilitazioni totali complesse possono essere combinati | |
Scopri di più sugli Impianti Zigomatici: Leggi l’articolo dedicato
Vantaggi degli impianti pterigoidei rispetto al rialzo del seno mascellare
Per molti pazienti, la principale alternativa agli impianti pterigoidei nella zona posteriore è il rialzo del seno mascellare seguito da impianti standard. Ecco come si confrontano le due soluzioni.
Impianti pterigoidei
- Nessun innesto osseo necessario
- Tempi di trattamento più brevi
- Un solo intervento chirurgico
- Spesso possibile il carico immediato
- Minore invasività complessiva
- Osso di ancoraggio molto denso e stabile
Rialzo del seno + impianti standard
- Richiede innesto osseo preliminare
- Tempi più lunghi (4–9 mesi di attesa)
- Due fasi chirurgiche distinte
- Carico immediato non sempre possibile
- Maggiore invasività nella prima fase
- Impianti standard una volta rigenerato l’osso
Non esiste una soluzione “migliore” in assoluto La scelta tra impianti pterigoidei e rialzo del seno dipende dall’anatomia del paziente, dall’entità dell’atrofia, dalle condizioni generali di salute e dalle preferenze individuali. Solo una valutazione clinica accurata — con TAC 3D — può indicare qual è l’approccio più indicato nel tuo caso.
Domande frequenti sugli impianti pterigoidei
Sono impianti dentali di lunghezza maggiore rispetto a quelli standard, ancorati alle lamine pterigoidee — una struttura ossea densa situata nella parte posteriore del cranio, dietro la mascella superiore. Permettono di inserire impianti nella zona dei molari posteriori anche in assenza di osso mascellare sufficiente.
Sono indicati principalmente quando l’osso nella zona dei molari superiori posteriori è insufficiente per impianti standard e si vuole evitare il rialzo del seno mascellare. Sono usati anche in riabilitazioni totali complesse, spesso in combinazione con impianti zigomatici.
L’intervento viene eseguito in anestesia locale, quindi durante la procedura non si avverte dolore. Nel post-operatorio è normale un po’ di gonfiore e fastidio nei primi giorni, gestibile con i farmaci prescritti. Rispetto al rialzo del seno, l’invasività complessiva è generalmente inferiore.
Gli impianti pterigoidei si ancorano alle lamine pterigoidee e trattano la zona posteriore della mascella superiore. Gli impianti zigomatici si ancorano all’osso zigomatico (lo zigomo) e sono indicati per atrofie più estese dell’intera mascella. In alcuni casi vengono usati insieme nella stessa riabilitazione.
Nella maggior parte dei casi sì: poiché si ancorano a una struttura ossea diversa dal mascellare alveolare, bypassano completamente il seno mascellare, eliminando la necessità dell’innesto osseo preliminare in quella zona.
Come tutti gli impianti dentali, se inseriti correttamente e mantenuti con una buona igiene e controlli periodici, possono durare decenni. La longevità dipende dalla qualità dell’osteointegrazione, dalla salute generale del paziente e dalla cura nel tempo.
Il costo varia in base alla complessità del caso, al numero di impianti necessari e al tipo di protesi prevista. È una tecnica avanzata che richiede esperienza chirurgica specifica, quindi il costo è generalmente superiore a quello degli impianti standard. Una valutazione personalizzata è il primo passo per avere un preventivo chiaro e trasparente.
Il costo varia in base alla complessità del caso, al numero di impianti necessari e al tipo di protesi prevista. È una tecnica avanzata che richiede esperienza chirurgica specifica, quindi il costo è generalmente superiore a quello degli impianti standard. Una valutazione personalizzata è il primo passo per avere un preventivo chiaro e trasparente.
No. Si tratta di una tecnica di implantologia avanzata che richiede formazione specifica, esperienza chirurgica consolidata e strumentazione adeguata — inclusa la pianificazione digitale con TAC 3D. È fondamentale affidarsi a un professionista con comprovata esperienza in implantologia complessa
Nota: questo contenuto è informativo e non sostituisce una valutazione clinica individualizzata. Ogni caso va valutato da un professionista esperto in implantologia avanzata.
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